Gnam’s guest: Libellulart – Officina DiSegni

GNAM's Guest - Libellulart - Officina DiSegni

progetto di Torino by GNAM! – intervista di Francesco Canino
foto di Sarah Bouillaud – video Daniel Coffaro

In Vanchiglia, il quartiere Torinese che da sempre accoglie gli artisti e gli artigiani, c’è un posto davvero speciale: LibellulArt – Officina DiSegni. Si scrive studio di visual design, si legge spazio dove si amalgamano mestiere e passioni, idee e materie per trasformarle in libri illustrati, mostre, giochi, scatole di caramelle, siti web. Una mescolanza creativa, nata dall’estro di Elisa Scesa, Eleonora Casetta e Daniele La Placa. Se provate a chiedergli chi sono, vi risponderanno di getto: “Siamo tre amici, tre creativi, tre disegnatori”. Che nella loro officina intrecciano alfabeti, assemblano colori e tentano di smontare (pre)concetti. Per l’intervista ai fornelli di Gnam’s Guest hanno puntato sul dolce: scopriamo insieme qual è la loro ricetta speciale.

 

 

Eterno dilemma: dolce o salato? Eleonora, perché avete scelto un piatto così appetitoso?

Volevamo scegliere una ricetta giocosa, colorata e golosa che in qualche modo ci rappresentasse. Perciò la prima scelta è stata innanzitutto quella del dolce, anche perché l’ultimo lavoro che l’Officina DiSegni ha sfornato, è stato il packaging per la serie limitata delle caramelle Leone: si chiama Il circo più dolce del mondo e ha come protagonisti una serie di personaggi un po’ retrò ispirati al circo e ai cartoon anni 20’.

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Così la scelta è ricaduta sulla cheesecake.

Tra tanti dolci, ne abbiamo scelto uno che piacesse a tutti e tre, che avevamo già sperimentato e che ci permettesse di giocare un po’. C’era da sbizzarrirsi con le decorazioni a base di gelatine di frutta colorate e da montare la panna: Elisa ha ereditato da nonna Thérèse il Ruhrfix, un meraviglioso sbattitore a manovella anni 50’ che avevamo una gran voglia di vedere in azione. Tutti e tre siamo appassionati di oggetti vintage e basta farsi un giro nel nostro studio per capirlo.

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C’è un ingrediente che rende speciale il vostro dolce?

La fantastica marmellata di Margherita, la mamma di Elisa, da cui anche io ho imparato l’arte di “marmellificare” la frutta di stagione. Margherita ha una sua ricetta speciale appresa dalla cugina tedesca: si cuoce meno il prodotto e si aggiunge poco zucchero, in modo da mantenere i colori accesi e il sapore della frutta più autentico. Elisa le ha regalato per Natale le etichette personalizzate per le sue marmellate: sono state notate sul nostro sito e premiate in un concorso di design e packaging.

Raccontatemi il vostro piatto “mai più senza”, cioè quello che vi strappa sempre una bella sensazione, e poi il piatto che sfoggiate per fare bella figura con gli amici.

Elisa. Mi piace di più quando gli altri cucinano per me…Eleonora per esempio! Il piatto che mi piace cucinare è evocativo di uno dei più bei viaggi della mia vita: è il cuscus cotto in un tradizionale tajine di terracotta smaltata, acquistato in un mercato marocchino nel deserto. Ci metto tante spezie e quando lo presento in tavola e lo scoperchio, mi sembra di tornare là e di portarci tutti i miei ospiti.

Eleonora. Mi piace molto cucinare, soprattutto dolci e paste fatte a mano perché si può “pasticciare” un po’. Quando ero piccina seguivo con grande curiosità le operazioni di nonna Maria. Più di tutte, amo cucinare e mangiare la Apple Crumble, una variante della Crostata Tirolese con il crumble di Philis, la signora che mi ospitò in Irlanda in una vacanza studio. Sperimento di tutto, anche piatti etnici e di recente nella top ten dei miei piatti preferiti sono entrati i mandilli al pesto, una ricetta di Stefano, il mio fidanzato genovese.

Daniele. Non ho un piatto preferito ma me ne piacciono molti e si tratta di cose semplici. Sono vegetariano e fare bella figura con gli amici è difficile, perché spesso sono prevenuti. L’ultima volta ho fatto il seitan con curry sauce (ma lo servo anche in versione tacos) e nessuno si è lamentato. A costo di fare la figura del maschio poco emancipato in cucina, confesso di aver scoperto il gusto di cucinare solo recentemente: fino a non molto tempo fa, si può dire che non mangiassi, per la precisione mi nutrivo.

Ci svelate qual è il vostro rifugio goloso? Anche un indirizzo non necessariamente torinese.

Elisa. Ce ne sono tanti, dipende da cosa si ha voglia: al MoiMoi ci vado per le imperdibili orecchiette alle cime di rapa low cost, da Nishiki per il menù sushi con un buon rapporto qualità prezzo.

Eleonora. Un piola-trattoria che ho scoperto recentemente è il SottoSopra, a Buttigliera Alta: bella l’atmosfera rustica, calda e accogliente. Fantastiche le crescentine, servite calde con affettati, paté di olive, battuto di lardo o formaggio, noci e rucola. A Lisbona, da non perdere La Casa Dos Passarinhos: il pezzo forte è il naco na pedra, un tocchettone di carne tenerissima cotto su pietra rovente).

Daniele. Come dicevo prima, da poco sono stato ammesso alla categoria “il cibo non serve solo a riempirsi la pancia”. Perciò, evitando di consigliare poche macchinette distributrici sparse in giro per la città, diciamo che anch’io sto scoprendo piano piano i posti in cui è bello andare. Un posto furbo in cui mangiate è il Poormanger, in via Maria Vittoria, a Torino. Fanno delle ottime patate farcite a piacimento – quindi figo – ed è economico – quindi doppiamente figo.

 

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La cucina per voi è: un luogo di passaggio, un posto dove accogliere gli amici, il fulcro della casa?

Elisa. Un tempo la mia cucina era il luogo d’incontro perché c’era l’enorme tavolo della mia bisnonna con il piano di marmo, intorno al quale si poteva mangiare tranquillamente in otto. Adesso l’ho spostato in soggiorno, dunque il tavolo è diventato il fulcro della casa e ogni tanto con il mio coinquilino prepariamo la pasta fresca all’uovo.

Eleonora. Mi piace cucinare, soprattutto per gli altri, perciò invito spesso amici a cena e la cucina diventa ‘il luogo’ dove accogliere al meglio gli ospiti in Casa Casetta…anche perché nel mio caso cucina, tinello e salotto sono un unico ambiente.

Daniele. E’ un posto in cui passo molto tempo: a casa mia è l’unica stanza con un tavolo e spesso mi ritrovo a disegnarci. E’ una stanza amica, non ci stiamo antipatici.

Da addetti ai lavori, avete creato anche etichette e loghi per prodotti culinari, che idea vi siete fatti dell’invasione del food tra tivù, web ed eventi?

Elisa. L’invasione del food sembra essere in continua espansione e proprio per questo necessita una visibilità accattivante, degna della qualità che essa propone e spesso racchiude. Ci sembra che i packaging dei cibi diventino sempre più belli, sempre più illustrati adesso anche in Italia. Buon per noi!

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La ricetta: cheese cake LibellulArt:

180 gr dei biscotti preferiti
500 gr di philadelphia
400 ml di panna da montare
100 gr di burro
12 gr di colla di squalo (pesce 😉 )
80 gr di zucchero a velo
1/2 limone
frutta a piacere o marmellata
gelatine alla frutta (Leone) qb

Sbriciolare i biscotti, unirli al burro fuso in un pentolino a bagnomaria e ricoprire con il composto il fondo di una teglia tonda con cerniera e lasciar raffreddare.
Montare a neve la panna con lo zucchero a velo. Sbattere il philadelphia insieme a due cucchiai di zucchero. Far ammollare la colla di squalo per 10 minuti in acqua fredda, dopodiché scioglierla in 2 cucchiai abbondanti di panna tiepida. Unire la panna al philadelphia e mescolare delicatamente dal basso verso l’alto. Quando la colla di squalo sciolta nella panna è tiepida aggiungerla piano piano al composto e amalgamare facendo attenzione a non formare grumi. Versare il composto nella teglia sopra al fondo di biscotti e riporre in frigo per 2 ore. A parte portare la frutta ad ebollizione in un pentolino con il succo di mezzo limone e mezza bustina di pectina di frutta e aggiungere zucchero a piacere (meglio moderarsi in modo che si senta il gusto della frutta).
In alternativa far scaldare in un pentolino la marmellata di frutta che si preferisce (meglio se non troppo dolce e un po’ acidula) e lasciar raffreddare.
Togliere dal frigo la teglia con i due strati di biscotti e crema e versarvi sopra un ultimo strato di frutta o marmellata. Guarnire a piacere e riporre in frigo per mezz’ora almeno. Rimuovere la cerniera della teglia e servire.
Et voilà!

LibellulArt Officina Di Segni
Via Giulia di Barolo, 19
Torino

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